Intervista ad Adriana Nannicini

Pisa – Adriana Nannicini, pisana di nascita ma cittadina del mondo, dal 2022 presidente della sezione Anpi di Pisa.

Adriana Nannicini, ci racconti qualcosa di lei. La sua vita tra Pisa, Milano, gli studi, il lavoro, le passioni e poi il ritorno a Pisa e l’Anpi

«Quando sono stata eletta presidente della sezione di Pisa ho scritto una lettera agli iscritti per presentarmi e raccontare un poco di me, pur essendo nata a Pisa, infatti, sono cresciuta altrove: a Milano, a Verona e, quindici anni fa ho abitato e lavorato a Maputo in Mozambico, per qualche anno. Quando sono stata eletta nel gennaio del 2022 mi conoscevano giusto le compagne e i compagni dell’Anpi che erano presenti al Congresso di sezione.

Adesso so di essere più conosciuta così come anche io conosco meglio questo territorio, le sue storie e le sue battaglie, i suoi protagonisti e le realtà associative, culturali e politiche.

Rispondo volentieri alla tua domanda e mi racconto, riprendendo da quella lettera:

Nata a Pisa, figlia di Gianfranco detto Nanni, partigiano della Nevidio Casarosa e in seguito architetto e urbanista, morto nel tentativo di salvare un amico subacqueo come lui all’Isola del Giglio; rimasta orfana bambina, insieme a mia madre Giuliana e una sorellina sono andata ad abitare a Milano, dove sono cresciuta, dove ho studiato e lavorato. Sono stata fin dai miei dieci anni sempre presente e partecipe alla manifestazione del 25 aprile, un appuntamento irrinunciabile per me. Qualche volta anche come parte del servizio d’ordine. A Milano ero iscritta alla sezione Anpi Barona e prima all’Anpi Niguarda, due quartieri popolari con una grande storia e vitalità. Sono tornata ad abitare a Pisa nel novembre del 2020, mi sono subito iscritta alla sezione di Pisa. Il 25 aprile del 2021, mentre la pandemia stava scemando ero con altri a portare un fiore in tutti i luoghi significativi della Resistenza della città.

Come alcuni di voi sapranno, insieme a un’amica ho scritto un libro (che ho portato in dono in sede quando sono andata a iscrivermi) “Guernica a Pisa”, per raccontare la storia dei nostri genitori durante il periodo della Ricostruzione, che oggi mi pare un tema ancora attuale, seppure in un altro modo, sempre di ricostruire l’Italia si tratta.

Sono una psicologa, sempre stata una lavoratrice autonoma, oggi una “giovane” pensionata; figlia di una famiglia dove la politica e i fatti del giorno di ogni parte del mondo erano ospiti a cena, sono stata attiva nel movimento degli studenti e poi da molti anni femminista; attiva anche nel movimento di solidarietà internazionale, ho vissuto e lavorato, come ho già detto, alcuni anni in Mozambico.

L’Anpi è per me una realtà costante nella mia vita: le scelte del presente hanno origine nella nostra storia. Memoria, scelte e azioni del presente si intrecciano, l’antifascismo e l’antirazzismo sono intrecciati».

Dopo esserci focalizzati su Adriana Nannicini, adesso vogliamo parlare di Anpi. ANPI è l’acronimo di Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. L’ associazione viene costituita a Roma il 6 giugno 1944 e naturalmente riunisce tutti coloro che avevano combattuto in quegli anni per la Liberazione dell’Italia. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le viene conferita la qualifica di Ente morale che la dota di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani. Per molti di noi la presenza di questa associazione ha significato crescere ascoltando la viva voce di chi aveva vissuto in prima persona quegli anni, ha significato conoscere personalmente i partigiani che avevano combattuto, spesso proprio qui sui nostri territori. Ma oggi, nel 2025 sono sempre meno i partigiani rimasti in vita, quindi in molti si domandano se ha ancora ragione di esistere l’Anpi, perché è importante la presenza sul territorio della vostra associazione? Ha ancora senso se i partigiani d’Italia non ci sono più?

«I 153mila iscritti di oggi mostrano e dicono che sì, ha ancora senso! I partigiani, tutte e tutti coloro che hanno preso parte, nelle tante forme in cui è svolta, alla Resistenza, l’hanno fatto per un desiderio di libertà, il desiderio di un mondo nuovo, per essere “liberi della malattia, dalla miseria e dall’ignoranza,” per avere ”il tempo per pensare e lo spazio sociale per farlo assieme” per riprendere le parole di Maurizio Maggiani. Questo desiderio di un mondo nuovo l’hanno vissuto e trasmesso alle generazioni che li hanno seguiti, in mille modi diversi; e a Carlo Smuraglia, amato Presidente dell’associazione, ha fatto seguìto nel ruolo Carla Nespolo, prima donna Presidente e prima “antifascista” e non partigiana.

Adriana Nannicini
Adriana Nannicini

Se ANPI fosse un’associazione che riunisce coloro che hanno combattuto nella Resistenza, e, soltanto loro, sarebbe un’associazione di reduci. Cosa che non è. Sarebbe un’associazione di ex-combattenti e, invece, fino ad oggi siamo in tanti, la maggioranza di quei 153mila che non lo sono. Noi, fino ad oggi, non abbiamo dovuto combattere armi in mano. Grazie anche al loro impegno.

Possono iscriversi tutti i cittadini maggiorenni, senza alcuna distinzione di età, che dichiarino e sottoscrivano di essere “antifascisti” unitamente agli obiettivi dell’associazione: essi, dal 2007, hanno potuto essere nominati anche negli organismi dirigenti dell’Associazione. Grazie a questa possibilità, introdotta nel 2006 al 14º congresso, l’ANPI ha dato concretamente avvio al ricambio generazionale dell’Associazione.

Potrei anche aggiungere che acquista maggior senso la presenza di ANPI proprio perchè i partigiani, la loro generazione, sta scomparendo. E aggiungere ancora che se quella generazione ci lascia, l’antifascismo non scompare, non ci abbandona. Anzi ogni giorno troviamo nuovi e rinnovati motivi per vivere e agire come antifascisti».

Parliamo adesso delle attività e della vita della sezione Anpi di Pisa. Quale impronta ha voluto dare Adriana Nannicini? Come ha voluto caratterizzare la sua presidenza? E il rapporto con i soci da cosa è caratterizzato?

«Come sapete sono rientrata a Pisa dopo una vita vissuta altrove; sono stata eletta forse anche per questo: per portare uno sguardo anche “esterno” ma, certo non estraneo. Ho un’esperienza come dicevo, di politica fatta dal basso, nei movimenti locali, nazionali e anche internazionali

L’attività della sezione si colloca in un contesto associativo in cui nella città capoluogo la presidenza provinciale ha il compito di mantenere le relazioni con tutte le istituzioni presenti in città, come presidente della sezione di Pisa e insieme agli iscritti sono sempre presente alle cerimonie istituzionali pubbliche celebrate dal calendario civile: 25 aprile, 2 giugno, il 31 agosto, il 2 settembre.

Anpi e Nannicini

L’esperienza che cerco di mettere a disposizione dell’Associazione si caratterizza per una dimensione che mi piace definire “popolare”: un’attenzione costante alla collaborazione, anzi direi alla ricerca attiva di collaborazione con le associazioni, i sindacati e i movimenti presenti in città. Sguardo e attenzioni rivolti verso le cittadine e i cittadini, volti a proporre e a fornire occasioni di incontro, ascolto, dibattito, confronto. Pisa è una città che offre una miriadi di “eventi,” di occasioni pubbliche, così numerose che talvolta si sovrappongono, rischiando di limitare la partecipazione. Rischi da correre per cercare di interloquire con chi è iscritto e con chi non lo è, ed ha attenzione o curiosità per i temi che la sezione propone. I temi e le occasioni che proponiamo ruotano intorno a tre assi: memoria, riflessioni e attualità. Emergono negli incontri assembleari periodici che propongo ai soci e alla socie: insieme li articoliamo e commentiamo. Sarebbe interessante che anche questa modalità fosse più conosciuta e frequentata, quindi mi fa piacere parlarne qui».

Lei è presidente Anpi da tre anni, tra tutti gli eventi organizzati dal sezione in questi anni qual’è quello a cui si sente più legata? Veniamo all’oggi, i primi due eventi del 2025, organizzati dalla sez Anpi di Pisa pur di natura molto diversa tra loro, sono stati davvero un successo. Tantissime persone a entrambi, che pure erano a distanza di poco più di dieci giorni uno dall’altro. Come sono nati? E, in un periodo così difficile per la partecipazione qual’è stato il segreto di tanto successo?

«Due eventi molti diversi è vero, ed entrambi a gennaio, un mese non facile per eventi pubblici, a distanza di 10 giorni. ll primo di questi è stata la presentazione del Rapporto su Gaza da parte della Presidente di Amnesty International Italia, invito che abbiamo fatto intrecciando in brevissimo tempo collaborazioni – in realtà già nate da tempo – con il CISP, la Casa delle Donna, Un Ponte Per e l’Arci. La notizia si è diffusa molto rapidamente, molti inviti anche personali sono stati fatti; il luogo scelto, il circolo arci Alberone, era sicuramente frequentato da moltissime persone. Ma soprattutto l’autorevolezza di Amnesty permetteva di affrontare anche gli aspetti difficili di una discussione e che il Rapporto non evitava. Chiarezza di proposta e autorevolezza dei protagonisti

La seconda occasione è stata la Giornata della Memoria. Sin dal primo anno della mia presidenza ho onorato questa data: prima a Palazzo Blu con la presentazione del libro di Vera Paggi insieme ai prof Michele Emdin e il prof Fabrizio Franceschini; poi lo scorso anno alla Leopolda con la proiezione di un bel documentario sulla storia della Comunità ebraica pisana a cura di Lorenzo Garzella e Francesco Andreotti con Onda Video, in entrambe le occasioni sale piene. Abbiamo cercato, infatti, di onorare il senso di quella giornata senza farlo in modo ripetitivo e invitando protagonisti della città.

Quest’anno il 27 gennaio era l’80esimo di “quel” giorno, il primo degli 80esimi di quell’anno così grande. Sapendo che era stato fatto dai soldati sovietici un documentario intitolato appunto La liberazione di Auschwitz, ho pensato che fosse proprio quel documentario, che potesse dare memoria, e farlo collegando vari fili insieme.

Non è stato facile trovare il video: è stato infatti necessario rivolgermi direttamente al Museo del Campo di Auschwitz. In Italia era sta fatta una sola proiezione nel 2017, e il video subito perduto. Anche in questo caso avevamo pochi giorni per diffondere la notizia e gli inviti, abbiamo allargato il raggio degli inviti, invitando ciascuno a comunicarlo ad altri, già la locandina del Circolo Fortino scriveva che era la “prima proiezione a Pisa”. E quella sera, intensa dolorosa ed emozionante, eravamo insieme; Arci, ANPI ed Aned a commentare e presentare. Alla fine, abbiamo lasciato spazi per gli interventi del pubblico e quelli di due anziani testimoni di quel tempo e di quella persecuzione, imprevisti e inattesi, ci hanno commosso ancor di più.

L’evento a cui sono più legata è un altro 80esimo (forse perchè mi ha dato una sorta di autorizzazione verso il lato “popolare” delle iniziative): quello del Bombardamento della città, il 31 agosto. Per quell’anniversario la cerimonia ufficiale era necessaria, giusta, ma non sembrava raccogliere la partecipazione di tutti. Così, dopo avere interpellato e coinvolto persone singole e rappresentative in diversi modi del quartiere di Porta a Mare, o autori di un racconto, piuttosto che di una ricerca dei testimoni, ho invitato a una commemorazione popolare sulla strada, di fronte a un piccolo monumento fatto con le macerie di quella distruzione, accanto al Sostegno. Insieme, in piedi, ascoltando racconti, testimonianze, il suono di un sax e la canzone di un gruppo rock sul 31 agosto, abbiamo ricordato. Ho avuto l’impressione dalla parole che venivano dette, dal modo con cui le ascoltavamo, che quella particolare cerimonia, spoglia sulla via pubblica, e tuttavia intessuta di attenzione, avesse in qualche modo intercettato “l’inconscio” di un dolore ancora vivo e presente. Ne arrivò conferma nei messaggi dei giorni seguenti».

Siamo a inizio di un nuovo anno, quindi la domanda d’obbligo è quali sono i programmi della sez Anpi di Pisa per il l’anno in corso?

«Il 2025 è l’anno degli 80esimi: 80 anni dal 1945, l’anno più grande. Cercheremo di onorali tutti nelle iniziative, a cominciare dall’8 marzo che è infatti anche la giornata del tesseramento da parte delle sezioni in tutta Italia. E poi “verso il 25 aprile,” abbiamo già previsto una serie di iniziative nel mese, ognuna rivolta a un pubblico specifico, ognuna in collaborazione con altre associazioni.

Ne daremo notizia e calendario a marzo».

Un ultima domanda: l’Anpi ad oggi conta 153.000 iscritti, perché nel 2025 un giovane o comunque una qualunque persona dovrebbe iscriversi all’Anpi?

anpi 
 Nannicini

«Credo che le risposte possano essere plurali e molteplici, ciascuna orientata verso quei valori e quei temi che trovano fondamento nei primi 12 articoli della Costituzione. Oggi in questa fase caratterizzata da guerre l’ANPI rappresenta e costituisce per molti una vera sponda pacifista, un contesto collettivo di opposizione alla guerra e all’autoritarismo del DDL 1660 Sicurezza a conferma della comune preoccupazione per la deriva che incombe sul Paese, una ulteriore estensione della protesta contro un decreto che sanziona penalmente il dissenso e il conflitto sociale, cioè l’anima di un sistema democratico.

Perchè iscriversi?

Perché come dice il manifesto che presenta la tessera del 2025 “La Costituzione riguarda anche te”».

Ringraziamo Adriana Nannicini per averci concesso questa bella intervista

Mary Ferri
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